EFFETTO SPOTLIGHT

Essere al centro dell'attenzione è soltanto frutto della nostra immaginazione? Spesso capita di sentirci osservati e giudicati anche quando questo non accade. 

Si chiama effetto spotlight e consiste nella tendenza innata e del tutto umana a sopravvalutare il grado di attenzione che gli altri rivolgono al nostro aspetto e al nostro comportamento.  E’ come se un raggio luminoso, o un “occhio di bue” teatrale ci tenesse sempre esposti alla visibilità altrui (da qui deriva l’uso della parola “spotlight” per descrivere l’effetto). Ricerche recenti hanno confermato che la percentuale di attenzione a noi dedicata nella maggior parte delle situazioni è molto più bassa rispetto a quella che ci aspetteremmo.

Ciò accade anche con le nostre emozioni: ad esempio quando, spacchettando un regalo poco gradito, siamo sicuri che la nostra espressione di non apprezzamento venga notata da tutti i presenti..mentre ciò non succede. Pensiamo infatti che gli altri possano leggere le nostre espressioni molto più di ciò che realmente riescano a fare. Gli psicologi la chiamano "‘illusione di trasparenza", che tende a farci credere che, se chiari per me, i miei stati d’animo siano chiari anche per l’interlocutore. Quindi, il nostro stato “disposizionale”  è da noi ritenuto erroneamente di facile accesso agli interlocutori, mentre siamo decisamente più opachi di quanto il nostro Io sia disposto ad ammettere.

Una spiegazione a questi fenomeni è che l'essere umano è essenzialmente e naturalmente al centro del proprio mondo, perciò tende a sentirsi al centro anche dei mondi altrui. E’ questo un sistema difensivo del concetto di Sé, nel quale lo scopo è quello di attribuire importanza a quegli elementi che ci rendono “unici e speciali” e “meritevoli” di attenzione da parte del prossimo. Essendo importante “per noi”, riteniamo infatti che lo debba essere anche per gli altri. Il risultato è che le persone finiscono per evitare di compiere certe azioni a causa della preoccupazione esagerata che, in caso di fallimento, tutti gli altri, considerati come degli attenti spettatori, si accorgano della difficoltà e siano pronti a giudicare negativamente.

Il consiglio è dunque quello è di agire con decisione, se non addirittura audacia, tenuto conto che, anche in caso di fallimento, le conseguenze sono normalmente meno temibili di quanto siamo portati a pensare.